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Innalzamento livello del Lago Maggiore, "Una scelta sbagliata"

Innalzamento livello del Lago Maggiore, "Una scelta sbagliata"

Parlano i sindaci di Verbania, Baveno e Cannobio e l'albergatore Antonio Zacchera

“Livello del Lago Maggiore portato a 140 cm: una scelta sbagliata non condivisa con il territorio”. Lo dicono le amministrazioni di Verbania, Baveno e Cannobio.

Netta opposizione dei sindaci Albertella, Monti e Minazzi, sottolineano come l'innalzamento progressivo abbia già prodotto conseguenze tangibili sul territorio: la riduzione delle spiagge, volano del turismo lacuale, la difficoltà di gestione delle sponde nei periodi di piena e la perdita di attrattività per operatori e visitatori. La preoccupazione è che la fissazione definitiva del livello a 140 cm consolidi questi effetti negativi. Parlano di troppi centimetri rispetto alla soglia storica di 100 cm con cui questo lago è stato gestito per decenni. Ribadiscono la contrarietà al metodo con cui la decisione è stata assunta: un processo condotto prevalentemente a livello tecnico dall’Autorità di Bacino del Po, con il supporto delle esigenze irrigue della pianura padana, senza un’adeguata tutela degli interessi dei territori rivieraschi e senza il coinvolgimento effettivo delle amministrazioni locali più direttamente colpite. Affermano: “La Regione Piemonte non ha esercitato con sufficiente fermezza il proprio ruolo di rappresentanza anche delle nostre istanze, escludendoci di fatto dalle sedi decisionali”. Annunciano che continueranno ad opporsi alla decisione e chiedono l’istituzione di un tavolo permanente di confronto.

Sulla questione anche Antonio Zacchera, vice presidente di Confindustria alberghi. “Posso capire le esigenze della pianura ma non concordiamo con questa decisione” spiega, ricorda il livello di 1 metro di 10 anni fa salito in un decennio a 140 e quello della sperimentazione degli ultimi 2 anni a 135. Rimarca che pochi centimetri fanno la differenza tra esondazione e non, così bastano tre giorni di pioggia per arrivare al metro e mezzo. Accanto all’effetto sul turismo abbastanza pesante, Zacchera evidenzia pure un aspetto giuridico: tutti coloro che hanno strutture lungo laghi e fiumi hanno sottoscritto un accordo con la Regione Piemonte di diniego esplicito di richiesta danni in caso di esondazioni. “Allora c’era una certa quota, non certo 140- afferma Zacchera- . Se cambiano i parametri vengono meno anche gli impegni degli operatori. Cercheremo di usare tutti i mezzi possibili per far valere le nostre ragioni – dice – anche perché l’imposta di soggiorno non la versano gli agricoltori e con la riduzione dei trasferimenti statali questa tassa ha tenuto in piedi i comuni, non dobbiamo solo essere chiamati a pagare” conclude Zacchera.