Giovedì si terrà in Tribunale a Novara l’udienza preliminare per il caso del piccolo Jason, il bimbo di sette mesi morto nel novembre del 2024 a Borgomanero. Il procedimento è a carico dei genitori del bambino, Vito Dolce e Carmen Marotta, accusati di maltrattamenti e lesioni. La coppia è stata arrestata in Svizzera, al termine dell’indagine dei Carabinieri di Novara in collaborazione con l'Interpol e la polizia elvetica. Sebbene il decesso sia avvenuto per crisi respiratoria, l'autopsia rivelò ecchimosi secondo la Procura riconducibili a gravi percosse.
La difesa, formata dagli avvocati Lorenzo Sozio e Leopoldo Catena, affronterà l’udienza con un obiettivo centrale: contestare l’aggravante dell’evento morte prevista, contestata dall’accusa in relazione al decesso del piccolo Jason.
Si tratta del punto più delicato dell’intero procedimento. Secondo la difesa, infatti, tale aggravante non può reggere, perché è stata già sostanzialmente sconfessata dallo stesso G.I.P. di Novara che, pur disponendo la misura cautelare, ha escluso il nesso causale tra le ipotizzate percosse e la morte del bambino.
“La morte di Jason – spiegano i difensori - è e resta una tragedia immensa. Ma proprio per questo, secondo la difesa, deve essere accertata con rigore, senza scorciatoie emotive e senza sovrapporre il dolore alla prova scientifica. Dagli atti emerge un quadro medico che impone prudenza: il decesso viene ricondotto a una insufficienza respiratoria acuta terminale, in un contesto clinico nel quale assumono rilievo anche il reflusso gastroesofageo di cui il minore soffriva e le manovre rianimatorie praticate nel disperato tentativo di salvarlo”.
All’udienza preliminare la difesa chiederà quindi che venga ristabilita la corretta qualificazione dei fatti e che sia esclusa l’aggravante dell’evento morte, perché non sostenuta da un effettivo nesso causale.
«Non chiediamo un giudizio mediatico – concludono i legali – ma un accertamento fondato sugli atti e sulla scienza. La tragedia del piccolo non può diventare automaticamente una responsabilità dolosa aggravata, soprattutto quando lo stesso GIP cautelare ha già escluso il collegamento causale tra i lividi per presunte percosse e il decesso».